Esistono due modi per investire in questa altamente remunerativa coltivazione:

  • PER CHI HA TERRENI IRRIGUI : può comprare le piante da società specializzate nella germinazione e coltivazione su larga scala, di piante madri di bambù gigante, purchè certificate , con garanzia di attecchimento e di idonea altezza. Seguirà eventualmente con la mia assistenza,  la  gestione agronomica e commerciale del bambuseto. Per piante acquistate da Vivai Onlymoso la mia consulenza, ad integrazione di quella fornita dal CBI, sarà gratuita per contratti stipulati tramite l’ agente di Onlymoso, Aria Luce Zavagno.
  • Casale 1

 

  • PER CHI NON HA TERRENI AGRICOLI può acquistare un bambuseto a quote di una società s.r.l. finalizzata alla piantumazione, gestione, raccolta e commercializzazione dei prodotti ovvero germogli e culmi

In quest’ultimo caso è importante affidarsi a società affermate  che acquistino il terreno da piantumare .Ciò è basilare perchè la durata del bambuseto è di 80-100 anni  e dal 4° anno la produzione aumenta notevolmente nelle annate successive. Meglio ancora se le stesse adottano un disciplinare di coltivazione BIO o biodinamica.

Di fatto una pianta madre fà al 2° anno almeno 4 germogli per cui partendo da almeno 1000 piante ettaro, avremo al 2° anno 4000 germogli, al 3° anno 16.000, al 4° anno 64.000 germogli…non male per una pianta erbacea dall’aspetto arboreo e con il più veloce coefficiente di crescita al mondo: un germoglio di un bambuseto adulto raggiunge 8-10 mt. d’ altezza in 40-60 g.g.

Società già presenti sul mercato, si impegnano all’ atto della vendita delle piante madri, all’acquisto , dopo il 4°-5° anno dei germogli e culmi al miglior prezzo di mercato dando comunque un minimo di riferimento di 2€ al kg. per i germogli e 12 € per i culmi.

Chi è interessato può richiedermi informazioni più dettagliate sulle società che realizzano bambuseti ” a quote ” .

Dalle mie ultime rilevazioni, l’investimento è nell’ordine dei 20.250 € per una quota del 5% con una redditività del 20%-30% a partire dal 5° anno.

Perchè investire

Considerando una tempistica media di 4-5 anni che ci separa dall’ entrata in produzione, cosa può spingerci a scegliere questa coltivazione rispetto ad un impianto di viti o kiwi ?

Le motivazioni sono essenzialmente cinque :

– la facilità di coltivazione: parliamo di una pianta graminacea , come il grano ed il mais, che da sola si allarga e colonizza il terreno;

– costi di impianto ridotti: non abbiamo bisogno di laboriose palificazioni, di   trattamenti antiparassitari, legature o potature ;

– costi di gestione minimi: irrigazione, concimazione e raccolta;

– alta redditività ed in crescita con il passare degli anni;

– decine di filiere di collocamento dei prodotti.

Si può partire con un ettaro (10.000 mq.) o poco meno di terreno irriguo ed ancora meno se la piantumazione è fatta in serra in zone quali la Liguria.

L’investimento iniziale varia dai 15.ooo € ai 30.000 € a seconda del numero di piante più un eventuale impianto d’irrigazione a goccia.

La redditività è data dalla vendita di germogli e culmi (canne).

La  coltivazione del BAMBU’ GIGANTE  specie commestibile, Phyllostachys edulis  al solo fine della raccolta di germogli, sarebbe più che sufficiente ,a partire dal 4/5 anno, a ripagare dell’ investimento fatto.

I prezzi sono :  fra i 10-12€ al kilo per i germogli ( prezzo all’ingrosso rilevato dall’ Autore, a maggio 2016 Mercato Ortofrutta Milano) e 0,80-1,00 € al metro per i culmi.

Considerando una soglia di prezzo molto bassa,  di 2,00 € al kg per i germogli e di 0,60 € al metro lineare per i culmi , la redditività si aggira sui 25.000/35.000 € per ettaro, per i bambù in serra anche maggiore.

Una precisazione: la redditività indicata poc’ anzi,  è destinata ad aumentare notevolmente di anno in anno, dato che il bambù gigante tende ad infittirsi col passare del tempo. La pratica della raccolta razionale dei germogli serve anche a mantenerlo diradato aumentandone la produttività.

Nel nostro Paese ci sono già solo  1200 ettari a bambù gigante suddivisi in circa 500 aziende agricole ubicate in modo sparso, fra Trento e Palermo. Di seguito un’intervista su RAI 3 Lombardia ad uno dei tanti agricoltori che credono in questa coltivazione.

L’ Italia importa qualche centinaio di containers di bambù dalla Cina e Sud Est asiatico per i più svgermogli in salamoiaariati utilizzi oltre a semi-lavorati quali pannelli laminati in bambù e filati di bambù.

I germogli di bambù troppo pesanti per essere trasportati per via aerea e troppo distanti per affrontare il trasporto di 40/40 gg via mare, arrivano prevalentemente in salamoia ad un prezzo nella grande distribuzione di 3,70€ al kilo nulla a che vedere con un germoglio “fresco” a chilometro Zero o quasi.

Secondo i dati del 2015, circa l’ 8% della popolazione italiana è vegetariana, ( parliamo di circa 5.000.000 di persone ) numero che definire ‘nicchia’ è assolutamente inadeguato, e non a caso sugli scaffali dei supermercati spuntano sempre più numerosi prodotti ad hoc, che fino a qualche anno fa era impensabile poter trovare .

Lo conferma ad esempio Bofrost attraverso le parole di Enrico Marcuzzi, marketing manager dell’azienda italiana di alimenti surgelati: “I prodotti veg hanno una clientela molto più ampia di quell’8% delle statistiche perché, sempre di più, anche chi non è strettamente vegetariano o vegano desidera introdurre nella sua dieta alternative agli alimenti di origine animale”.

In un ottica di fattibilità, rispetto alle colture tradizionali, valutiamo anche i ridotti costi di gestione ovvero l’ acqua per irrigare, tre concimazioni all’ anno (1.000 €/anno nei primi  4 anni )) e 90/120 giornate/uomo per ettaro per la raccolta ( 8.000 € dal4° anno in poi ).

All’estero non stanno a guardare: Fondi di Investimento etici e non,quali Ecoplanet stanno investendo in piantagioni di bambù gigante centinaia e centinaia di ettari in nazioni ove il terreno ha costi irrisori, quali Nicaragua, Sud Africa e Ghana ove ho personalmente visto le piantagioni di bambù.

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