Pomodoro e bambù gigante, due storie diversamente affascinanti

“Il pomodoro ha origini dal Perù, Equador e Messico ove era conosciuto col nome  azteco “xitomate” o “zitomate” e giunse in Spagna e poi in Italia nel ‘500

Attraverso il possedimento spagnolo di Napoli, nel sec. XVI, il pomodoro, con il nome di “mela d’oro” o “pomo d’oro” e attraverso Genova e Nizza arrivò in Provenza, utilizzato prevalentemente per abbellire i balconi. Dalla Spagna, al seguito della dominazione Araba, il pomodoro arrivò anche in Sicilia, dove si trovano le più antiche ricette italiane a base di pomodoro” .

A poche centinaia di kilometri già allora si estendevano enormi foreste di bambù gigante: la sua diffusione si allaga dalla Cina al Sud Est Asiatico, India , Madagascar, Africa Centrale, Stati a Nord dell’ America Meridionale.

Solo in Cina ci sono 7 milioni di ettari di bambuseti, un’ estensione pari ad un quarto dell’ Italia ed un indotto di centinaia di milioni di euro.

Fatta questa premessa , è evidente che non stiamo parlando di piante poco conosciute o sperdute in qualche altopiano dell’ Himalaya.

Eppure noi agronomi che in Italia siamo circa 20.000, non ci siamo mai chiesti se questa pianta erbacea “gigante “ potesse essere utile quale diversificazione di colture con rendimenti marginali. E che dire delle 23 facoltà d’ agraria presenti in Italia ? Possibile che nessun docente si sia mai chiesto se questa coltivazione potesse essere di qualche interesse per sollevare le sorti della sofferente agricoltura italiana ?

E’ risaputo che “ ricerca e sviluppo” di nuovi temi agronomici è in parte influenzato dalle industrie , nella fattispecie quelle sementiere e dei fitofarmaci, e che entrambe fanno capo a 4 mega-holdings che controllano la produzione mondiale, alla faccia dell’ Antitrust.

E qui può venire una riflessione, anche se non l’unica, sull’ oscurantismo che fino a ieri ha accompagnato il bambù gigante: che interesse può suscitare una pianta che si semina ogni cento anni e non richiede l’utilizzo di diserbanti ed antiparassitari ?

C’è voluto non un agronomo od un docente d’agraria ma un albergatore di Cattolica con buon fiuto per gli affari , per portare alla ribalta il bambù gigante ed avviare, in Italia, un piano industriale imperniato su questa affascinante e redditizia coltivazione.

Naturalmente come tutte le coltivazioni, anche il bambù ha le sue problematiche: và fatta un’ attenta analisi dei terreni ove impiantare, seguendo le regole agronomiche tipiche dei bambuseti industriali che purtroppo pochi conoscono.

Ma perché piantare il bambù gigante ?

L’ agricoltore avveduto è quello che guardando al futuro riconosce le nuove tendenze dei consumatori. E’ di questi giorni la campagna nazionale della Scotti sul riso ( di origine indo-pakistana ) basmati: solo un anno fa chi avrebbe osato pubblicizzare un riso che non fosse una varietà Carnaroli o Arborio ? Non vi è dubbio che una società come il Gruppo Scotti, con oltre 220 milioni di euro di fatturato , abbia fatto approfondite indagini di marketing prima di lanciare un nuovo riso orientale.

Anche nella cucina , la globalizzazione porta alla ricerca di nuovi prodotti, motivo per cui fra due-tre anni troveremo sugli scaffali dei supermercati i germogli di bambù freschi, che soppianteranno quelli in salamoia, di cui già ora se ne consumano, importati, circa 4000 tonnellate .

Mercato dei germogli di bambù freschi

Molti mi chiedono se vale la pena di inizare a coltivare il bambù gigante se non ci sono certezze sulle filiere a valle.
I dati per costruire un realistico piano strategico ci sono e vi espongo quello di una delle filiere più promettenti.
Germogli freschi: in Italia ci sono 110.000 ristoranti di cui circa 10.000 cinesi
Considerando un consumo medio di 1kg al giorno per 10.000 ristoranti, abbiamo 3650 tonnellate di germogli in salamoia, attualmente importati dalla Cina, oltre a quelli venduti nei negozi etnici di alimentari  per un giro d’ affari a 3 € al kg di 11 milioni € e oltre.

  • Considerando la presa di coscienza dei consumatori sempre più diffidenti sulla provenienza degli alimenti , cosa possiamo dire di questi alimenti cinesi molto scarni di informazioni ( vedi origine “Cina” nella foto in basso ) ?
  • meglio un germoglio di bambù fresco italiano, di cui in etichetta troveremo Azienda e territorio d’origine ?
  • meglio un germoglio fresco od uno in salamoia, immaginate per somiglianza un carciofo fresco ed uno in scatola ?

Sempre da rilevamenti facilmente riscontrabili su Google, ricordiamoci che oltre 5 milioni di italiani mangiano vegetariano e sono in perenne ricerca di nuovi alimenti per arricchire la dieta quali potrebbero essere i germogli di bambù ricchi di vitamine e di potassio !!!
Per inciso fra il 4°-5° anno un bambuseto produce circa 9.000 kg/ettaro di germogli a 3 € al kilo fanno 27.000 € non male come reddito agrario !!!

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Bambù gigante batte mais 1 a 0

E di oggi la notizia della Coldiretti che il mais sta quotando 0,18 € al chilo contro 0,195 al chilo di quello extra-comunitario, l’ ennesimo “schiaffo” agli agricolori italiani. Non và meglio con il pomodoro che si regge sui contributi comunitari , sottoquotato rispetto a quello marocchino. Ne ho avuto conferma diretta dai produttori di Vittoria e Pachino nel ragusano, durante un mio viaggio a gennaio per promuovere il bambù gigante.

In Cina, con una popolazione di oltre un miliardo di persone da sfamare, troviamo 34 milioni di ettari a mais contro i 7 milioni, un quinto circa, a bambù gigante : Perchè non provare a diversificare con pochi ettari di bambuseti le enormi estensioni a mais ? In Italia attualmente il rapporto è lo 0,15% di superfici a bambù gigante rispetto al granoturco e con redditività attese dieci volte superiori!

Formidabile durezza del bambù ?!

Vero o falso ?

In effetti quando si parla del bambù, spesso in riferimento ai parquet di questo materiale, ci parlano di una incredibile durezza.

Da test effettuati secondo il metodo Brinell, come riporta anche in un suo articolo l’ Arch. Giovanna Barbaro esperta e ricercatrice di materiali ed applicazioni eco-sotenibili, il bambù ottiene un coefficiente di 9 rispetto al ben noto teak con solo il 4.

La verità sta spesso nel mezzo ed un coefficiente sarà chiaro quando avremo delle estese piantagioni di bambù gigante in Italia, con cui fabbricare a chilometro zero, i nostri parquet e laminati.

Infatti , dato che i culmi (canne) di bambù tendono ad arricchirsi di silicio con il passare degli anni , conferendogli la nomea di “acciaio verde”, solo allora , sapendo l’origine e l’età dei culmi impiegati potremo avere delle certezze sulla sua durezza.

10 Settembre visita ai bambuseti

Il 10 settembre sarò a Casale Monferrato presso i bambuseti di FOREVER BAMBU’per illustrarvi tutte le modalità di investimento.

Sia che abbiate  terreni irrigui o solamente capitali a disposizione, esistono più scelte per poter beneficiare  dei redditi che può dare questa nuova e promettente coltivazione.

Ecco di seguito tre video con le risposte ad alcune delle domande più frequenti:

Risposta 1

Risposta 2

Risposta 3

COP21 Parigi: bambù eco sostenibile

Penso che gli agricoltori dovranno fare la loro parte , impegnandosi a  produrre cibo sano e nutriente, ma diversificando le colture e  puntando alla sostenibilità.

Una carta vincente può essere il BAMBU’ GIGANTE che cattura enormi quantità di CO2 e genera fino al 35% più ossigeno rispetto ad altre specie arboree, producendo al contempo notevoli margini di guadagno.

Un ettaro di bambù gigante trasforma in ossigeno fino a 62 tonnellate di CO2 / anno, mentre 1 ettaro di bosco giovane sottrae all’ atmosfera solo 15 tonnellate di CO2 / anno. (Fonte: J. Janssen, Università Tecnica di Eindhoven, 2000).

Bambù: coltivazioni industriali dal 1930

Il bambù gigante di cui tanti si parla in questi tempi e le cui coltivazioni industriali sono in forte crescita in tutt’ Italia, ha un precedente nel Agro-Pontino nel 1930.

In quegli’ anni venivano coltivati canneti di Arundo Donax L. sempre della famiglia del bambù gigante, per la  produzione di cellulosa e filati di rayon detti filati di seta artificiale.

RAI TG Lombardia: bambuseti a Mantova

Interessante  trasmissione di RAI 3 su uno dei numerosi bambuseti industriali presenti nella provincia di Mantova. Un gruppo di agricoltori, dopo il terremoto del 2012, ha voluto intraprendere questa nuova coltivazione ad alto rendimento

Bambù gigante nel West Africa

Facendo seguito all’ articolo sul Carbomark, Ecoplanet, un’ente britannico di venture capital etico, và evidenziato per aver dal 2010 investito 10 milioni di euro per il mercato dei crediti di carbonio proprio da piantagioni di bambù, quindi un valido precedente in Europa.

Non solo ma Ecoplant sta investendo in Ghana come in Sud Africa e Nicaragua centinaia di milioni di euro in piantagioni di bambù gigante come potete guardare sul loro video

Questo video intitolato ” Come il capitalismo responsabile può trasformare Comunità, paesaggi e l’Industria” è dedicato a Earth Day Network, ai loro 50.000 partners sparsi in 192 paesi ed a più di 1 miliardo di persone che si sono impegnati a creare e supportare le soluzioni per i problemi più urgenti del nostro mondo.
Scritto e diretto da: Martin Hoffman & Stephen Donofrio

In Ghana ,dove ho lavorato dal 2013 al 2015, ho visto Ecoplanet bambù intraprendere una partnership pubblico-privato con la Commissione forestale  ghanese per lo sviluppo di piantagioni di bambù commerciali. La prima piantagione si trova nella regione di Ashanti, in una zona che ha subito una grave deforestazione nel 1970. La piantagione rappresenta un  progetto unico e innovativo in un paese in cui il settore forestale è stato tradizionalmente focalizzato sulla produzione di teak.

La produzione stimata è , a regime, di 750.000 Tons all’ anno

Ecoplanet 2
Vivaio e meccanizzazione agricola ad Ashanti Central Ghana