Bambù da produrre a km 0

Corsera dell’11-11-2021 in un articolo di Andrea Bonafede riporta sull’agricoltura a rischio, una recente intervista a Eva Alessi (resp. sostenibilità per il WWF Italia) che afferma ” L’agricoltura, come la vegetazione naturale, è sensibile alle variazioni atmosferiche e alle modifiche del clima”omissis ” Questa tropicalizzazione del clima sfavorisce da un lato la classica filiera agroalimentare italiana, ma allo stesso tempo agevola la presenza di prodotti esotici sul nostro territorio come il Bambù da produrre a km 0 .

È il caso di avocado, mango, papaya e frutto della passione, che si reperiscono con più facilità nei supermercati proprio perché cresce la loro produzione in Italia, soprattutto al Sud e così può esserci il Bambù da produrre a km 0 »

Una tendenza che rappresenta un’occasione ( anche per i germogli di bambù ndr) da non perdere: il consiglio è di acquistare prodotti a «km 0», invece di ricorrere a un’importazione massiccia e inquinante.

A proposito di importazione massiccia e inquinante, INBAR (Asssociazione Mondiale del Bambù e del Rattan) nel suo report del 2016 ci segnala i seguenti dati:

Export dalla Cina di prodotti a base di bambù che in Italia si potrebbe produrre a km 0
Export di prodotti alimentari e non , fatti con il bambù gigante o rattan

Parliamo di un export dalla Cina per un valore nel 2016 di 1,96 miliardi di dollari: se non vogliamo ritrovarci come per le mascherine o i microchip o le terre rare dobbiamo inderogabilemente , ove possibile, renderci indipendenti!!!

Diseguito i dati dei prodotti derivati dal bambù importati nel Mercato Europeo dalla Cina :

germogli 69 milioni $ – carta 2,6 milioni $ –

filati 704.000 $ da bambù gigante ( dati 2016 )

Sarebbe ora che qualche agricoltore lungimirante, con piante veramente di Phyllostachys edulis e non sottospecie, con una seria assistenza agronomica, prendesse in considerazione questa coltura o continueremo ad essere succubi dei capricci ( o peggio ricatti) altrui.

Bambuseti : ricchezza o disordine ?

Home » Ambiente

Il Phyllostachys edulis è la specie più famosa di bambù gigante, solo in Cina ne esistono 7 milioni di ettari. In Italia dobbiamo capire se i bambuseti sono ricchezza o disordine ambientale .

E’ così massivamente coltivata perché è la più versatile compresa la commestibilità dei i germogli .

Ma ha anche valori strutturali ed una velocità di crescita ineguagliabile rispetto ad altre piante.

Bambù pianta o erba ?

Anche se invero il bambù è un’erba che cresce fino a 20-30 mt d’altezza : averlo è fonte di ricchezza !

bambuseto disomogeneo fatto con piante di bambù gigante da seme e di diverse specie
bambuseto disomogeneo e in ritardata crescita

Dal 2014 il Phyllostachys edulis si è diffuso in Italia su circa 2000 ettari .

Purtoppo ciò è avvenuto ad opera di alcuni vivaisti che ne hanno preso le dovute cautele nella selezione delle piante.

Moltiplicazione per seme o spartizione ?

Partendo da seme (cinese) con il contatto casuale fra maschio e femmina di specie affini, si ottengono spesso piante con caratteri misti .

Solo alcuni meticolosi vivaisti hanno fatto un’opera di selezione andando ad identificare quelle piante che avevano i caratteri dominanti di quella specie, li hanno cresciuti fino a piante adulte e poi moltiplicate per spartizione, ottenendo bambù giganti fotocopia di quelle di partenza.

Conseguentemente la maggioranza dei bambuseti italiani che ho visitato a tutt’oggi, presenta una disparità di crescita e di portamento derivanti dalla presenza contemporanea di specie diverse che compromettono la redditività dell’intero bambuseto.

Morfologia delle specie di Phyllostachys

Le differenze si riscontrano da una comparazione morfologica delle piante, che può essere soggettiva, ma anche da un’analisi tramite amplificazione casuale di segmenti del DNA come quella fatta su un bambuseto del Nord Italia, presso un laboratorio di genetica dell’Università di Milano, di cui si riportano i risultati:

Confronto genetico di due specie differenti di bambù
Confronto genetico di due diverse popolazioni di Phyllostachys
pubescens attraverso la tecnica RAPD (Random Amplification of Polymorphic DNA)

Il campione FEM_987 (prelievo 2) possiede lo stesso profilo del campione di Phyllostachys pubescens di riferimento (FEM_990); i campioni FEM_986 (prelievo 1) e FEM_988 (prelievo 3) hanno, fra loro, lo stesso profilo, ma un profilo diverso dal campione di riferimento.

Infine, il campione FEM_989 (prelievo 4) ha un profilo diverso da tutti gli altri campioni in analisi

Senza un criterio vivaistico serio, in alcune piantagioni bambù di specie diverse con caratteristiche qualitativamente inferiori.

Solo il Phyllostachys edulis o pubescens, è il Re dei bambù !!!

Per giustificare l’alta redditività di bambuseti industriali , qualche agricoltore o investitore si è chiesto quante piante di Phyllostachys edulis sono presenti nel suo campo ?

altro bambuseto disomogeneo: Bambuseti : ricchezza o disordine ?
Osserva sopra e sotto : alcuni bambuseti in Italia sono una ricchezza o disordine ambientale ?
bambuseto omogeneo  di una sola specie Phyllostachys edulis con filari di 4 e sei anni d'età
bambuseto di solo Phyllostachys edulis di 4 anni (ht 2.00 mt) a dx e 6 anni a sx (ht 4.00 mt)

Essere i primi nel satellitare non è facile !

Desidero evidenziare che la piattaforma Agricolus ha vinto il concorso a livello mondiale per il 2021 , come migliore software satellitare per la gestione delle aziende agricole: Essere i primi nel satellitare non è facile !

Vincere una competizione a livello globale non è scontato, altre decine di nazioni, in primis gli USA sempre all’avanguardia in campo aereospaziale, e centinaia di start-up hanno presentato progetti e sistemi innovativi per l’agricoltura 4.0

https://agtechbreakthrough.com/

Agricolus è una startup innovativa che opera nel campo della Smart Farming. Nata nel Febbraio 2017 a Perugia, in Umbria – “cuore verde” dell’Italia – ha l’obiettivo di supportare le aziende agricole e i professionisti del settore nel semplificare e valorizzare il lavoro in campo.  

Come riusciamo a farlo? Rendendo le tecnologie innovative accessibili e facili da usare, allo scopo di raggiungere gli obiettivi di sostenibilità ambientale ed economica richiesti all’agricoltura, bio in particolare. In concreto cosa serve Agricolus ed un abbonamento satellitare ?

Per informazioni contatta il Dott. Massimo Somaschini

Non solo Agricolus è anche RisingFoodStar di EIT Food, un’eccellenza all’interno dell’Istituto Europeo per l’Innovazione e la Tecnologia.

EIT Food è uno dei sei consorzi nati all’interno di EIT (European Institute of Innovation & Technology) che ha il suo focus sull’imprenditorialità e l’innovazione nel settore alimentare.

La vision è di porre l’Europa al centro di una rivoluzione globale nell’innovazione e nella produzione alimentare: EIT Food ha l’obiettivo di coinvolgere i consumatori nel processo di cambiamento, migliorare la nutrizione e rendere il sistema alimentare più efficiente sotto il profilo delle risorse, nonchè sicuro, trasparente e affidabile.

Maturazione dell’uva e satelliti

I satelliti aiutano gli agricoltori a determinare l’indice di maturazione dell’uva .

In questi ultimi anni di cambiamenti climatici, i viticoltori hanno visto spostarsi notevolmente le date di raccolta creando notevoli margini d’incertezza.

Come diceva una famosa ricercatrice Linda Bisson nel lontano 2001 :

“ad un certo punto, la sintesi delle caratteristiche enologiche desiderabili cessa. Questo è il miglior momento in cui raccogliere i frutti, prima del deterioramento delle caratteristiche dell’uva; è importante definire la maturità ottimale dell’uva e sviluppare chiari tratti chimici o biochimici che possono essere utilizzati per determinare il picco di maturazione”.

 i parametri classici per analizzare il grado di maturazione dell’uva sono:

  1. Il grado zuccherino
  2. L’acidità, valutata come pH e/o come acidità totale

Le immagini dei satelliti, l’indice di vigoria NDVI, ed altri dati , elaborati dagli algoritmi della piattaforma AGRICOLUS e la mia assistenza, permettono di avere ulteriori elementi di valutazione per determinare il “momento giusto “.

Due importantissimi nuovi strumenti si aggiungono ad uso del moderno viticoltore:

L’indice di Winkler: ovvero il rilievo automatico della media delle temperature giornaliere al di sopra di 10° C in un certo periodo, più gli altri indici sotto-evidenziati, il tutto elaborato da uno specifico software

indice di winkler formulato con i satelliti aiuta a determinare la maturazione dell'uva

Indice di Huglin (più preciso) : rilievo ed elaborazione delle temperature come sopra descritto, più la temperatura massima giornaliera, la latitudine, più un valore di correzione in base al vitigno ed alla varietà.

L’appiattimento della curva degli indici dopo una progressiva ascesa, indica il periodo ottimale di raccolta !

Tutte le elaborazioni con i satelliti tengono conto, durante tutta l’annata agraria, del rilievo giornaliero delle fasi fenologiche secondo lo schema BBCH

A queste si aggiungono le registrazioni delle irrigazioni, delle provabilità d’insorgenza di fitopatie, delle operazioni colturali e concimazioni registrate sulla piattaforma Agricolus, per finire con i satelliti all’indice di maturazione dell’uva.

Concludendo il Dott. Massimo Somaschini può con l’ausilio di un abbonamento satellitare e dei dati che se ne ricavano aiutarvi ad interpretarli e rendere più facili e tempestive le pratiche agronomiche in particolare per la vite.

Calcio vigneti satelliti: originale trinomio !

Abbiamo decine di satelliti che ogni giorno passano sulle nostre teste: addio privacy ed allora almeno approfittiamo di questo originale trinomio non solo per il calcio ma anche per i vigneti!

Così come il campo della squadra di calcio del cuore, con le immagini satellitari siamo in grado di controllare lo stato di benessere anche delle colture agricole a costi irrisori.

Avete letto bene a partire da meno di 10 € al mese possiamo costruirci uno storico agronomico delle nostre colture che siano vigneti, frutteti, cerealicole, orticole , bambuseti, ecc.

Partendo dal livello base lindice di benessere/vigoria NDVI possiamo capire come stanno le nostre piante, e con altri indici, le loro necessità irrigue o di concimazione, i pericoli metereologici o fitopatologici, in atto od imminenti.

Presentazione piattaforma Agricolus: https://bit.ly/3gWMVF9

Di fatto otteniamo:

  • l’innovazione del processo produttivo e del metodo di lavoro fino all’indice di maturazione delle uve di Winkler e Huglin https://bit.ly/3vQiTbx
  • l’ottenimento di risultati concreti in termini di miglioramento qualitativo e quantitativo delle produzioni;

Per gli oliveti uno speciale programma studia e prevede i fabbisogni idrici, le fasi fenologiche e la lotta alla mosca dell’olivo (Bactrocera oleae). Con la mia assistenza e la tecnologia adatta posso assisterti nelle fasi cruciali della coltura vedi https://bit.ly/3dbLjGG

Le aziende agricole biologiche o che aspirano ad esserlo possono trovare un grande aiuto dal controllo degli indici di vigore, stress idrico e di clorofilla riportati periodicamente nei report che si basano sull’elaborazione delle immagini dei satelliti. La piattaforma di cui faccio uso quotidiano per le aziende che seguo, è utilizzata già in 66 paesi, in 7 lingue, prevede sulla base di dati meteo, statistici e satellitari, l’insorgere di malattie e carenze di concimazioni, minimizzando l’uso di fito-farmaci e fertilizzanti, interfacciandosi, se è il caso, con trattori e macchinari a rateo variabile.

con i satelliti riusciamo a capire lo stress idrico delle colture ed intervenire. Infondo calcio vigneti satelliti è un originale trinomio
a distanza di 22 gg e con un cambio di irrigazione
le zone siccitose (rosse/rosa) stanno diminuendo rispetto a quelle meglio irrigate (azzurre/blu)

Posso gestire diverse aziende in remoto controllandole con i satelliti, l’ agro-imprenditore rimane in contatto giornaliero con me e con il team di agronomi di Agricolus per risolvere le problematiche agronomiche della sua azienda.

Riassumendo perchè fare un abbonamento satellitare e scegliere il supporto gestionale di…

Un abbonamento alle immagini satellitari di aiuta a gestire tempestivamente e con precisione le tue operazioni agronomiche

Pyllostachys pubescens o Bambusoides ?

Pyllostachys pubescens o Bambusoides: ho fatto uno studio approfondito di un centinaio di pubblicazioni scientifiche in inglese, cinese e giapponese, che ho cercato di condensare nelle righe seguenti.

Phyllostachys bambusoides – Madake

Nome giapponese: Madake, Altezza massima: 75 piedi (23 m), Diametro massimo: 6 pollici (15 cm), Temperatura minima: -10° C.

E’ diffuso soprattutto in Cina nelle province di Anhui, Fujian Guangdong, Guangxi, Guizhou, Hubei, , in Giappone nella prefettura di Kyushu, Shikoku e nella parte centrale e meridionale di Honshu.

Negli Stati Uniti è stato introdotto nel 1933 nello Stato dell’ Alabama ove è stato oggetto di studio da parte dell’Università di Auburn. I ricercatori hanno notato che P. bambusoides produceva meglio dopo un inverno con un po ‘di freddo , ma ovviamente con una temperatura non troppo bassa.

E’ interessante uno studio dell’ Università della Carolina del Sud sulle proprietà fisiche e meccaniche del bambù gigante del legname (Phyllostachys bambusoides) pubblicato sul Forest Products Journal 1994.

  • I risultati delle analisi statistiche hanno indicato che
  • 1) le proprietà di resistenza sono aumentate dal basso verso l’alto del bambù;
  • 2) i campioni essiccati avevano una resistenza alla trazione, al modulo di elasticità (MOE) e al modulo di rottura (MOR) più elevati rispetto ai campioni verdi;
  • 3) la presenza di un nodo riduceva notevolmente le resistenze a compressione e trazione, e il MOR, influiva solo leggermente sul MOE.
coefficienti di durezza del bambù ed altre essenze
coefficienti di durezza del bambù ed altre essenze

Bambù Moso (Phyllostachys heterocycla var. pubescens o Phyllostachys edulis)

E’ chiamato “MaoZhu” in Cina. In questo paese, è la più importante specie di bambù ed a sua volta, la terza, per importanza, specie vegetale per la produzione di legname dopo il Pinus massoniana e Cunninghamia lanceolata (Abete cinese).

Altezza tipica: 20 m
Diametro culmo tipico: 110 mm
Tolleranza minima temperatura: -20 ° C
Clima: cresce meglio nei climi temperati o nelle fresche regioni subtropicali
Condizioni di luce: pieno sole
Crescita sotterranea rizomi : da 1 a 2 m di diffusione all’anno
Condizioni di coltivazione: terreno umido e ben drenato
Origine: Cina

Il bambù Moso è ottimo per la produzione di germogli e questa specie svolge un ruolo ambientale molto importante per il fissaggio della CO2 (Fu, 2001).

produzione in pounds per acro di germogli in un anno: 
Ph. pubescens è 4 volte il Ph. bambusoides
produzione in pounds per acro di germogli in un anno:
Ph. pubescens è 4 volte il Ph. bambusoides ( Univ. della Georgia USA )

Dagli anni ’50, le foreste di Moso sono aumentate da 1,5 milioni di ettari nel 1957 a 5 milioni di ettari nel 2007 .

Questa espansione rappresenta una delle aree forestali in più rapida crescita in Cina in particolare nelle province di : Fujian, Jianxi, Zhejiang and Hunan. In tempi più recenti si stima siano arrivate a coprire 7 milioni di ettari.

Sesto d’impianto del bambù gigante

Ho voluto inserire questo paragrafo, non direttamente attinenete al dilemma riportato nel titolo, perchè in italia girano diverse scuole di pensiero molto distanti fra loro e spesso spiegabili in chiave di marketing e non agronomica.

( raccomandata da INBAR Organizzazione mondiale Bambù e Rattan )

sedi INBAR nel mondo
International Network Bamboo Rattan sede Pechino

Specie di bambù di piccolo diametro ( diametro <6 cm): 4 × 4 mo 3 × 4 m spaziatura: 600-800 piante per ettaro: appartengono a questa categoria specie di bambù come Oxytenanthera abyssinica, Dendrocalamus strictus e Bambusa multiplex.

Specie di bambù di medio diametro ( diametro 6-10 cm): spaziatura di almeno 5 × 5 mo 4 × 5 m: 400-500 piante per ettaro: Specie di bambù come Yushania alpina, Bambusa vulgaris, Bambusa polymorpha, Cephalostachyum pergracile, Dendrocalamus hamiltonii, spec. Pyllostachys pubescens e bambusoides , Dendrocalamus membranaceus e altri bambù di questa categoria.

Specie di bambù di grande diametro (diametro> 10 cm): 7 × 7 mo 6 × 7 m spaziatura: 200-250 piante per ettaro: bambù specie come Dendrocalamus giganteus, Dendrocalamus asper e così via appartengono a questa categoria: bambù giganti che arrivano ad oltre 30 mt. di altezza.

Conclusioni

Valutando quanto sopra riportato ed altri documenti sull’utilizzo del bambù gigante , con riferimento al Nord italia come zona di coltivazione del Pyllostachys pubescens o Bambusoides, si può dedurre quanto segue:

1. il Ph. pubescens è in assoluto il più diffuso ed il più facimente adattabile alle condizioni climatiche continentali dell’Italia Settentrionale ( problema gelate).

2. il Ph. pubescens dà una produzione di germogli nettamente superiore al Ph. bambusoides, fornendo all’agricoltore una redditività in tempi relativamente brevi e comparabili comunque all’impianto di un frutteto;

3. il Ph. bambusoides per lo spessore del culmo, è da prediligere per un impiego strutturale o per laminati più o meno complessi;

4. il Ph. bambusoides ha un costo per ettaro inferiore rispetto al Ph. pubescens ma la sua lentezza nella crescita e quindi all’ingresso nella fase di produzione è maggiore.

Sconsiglio l’utilizzo per chi si propone tempi di rientro dell’invesimento in tempi inferiori ai 6-8 anni. Per conoscenza si riporta il caso di un bambuseto del Nord Italia in cui furono impiantate entrambe le specie : partendo da piante da seme, il Ph. bambusoides messo a dimora nel 2009 aveva lo stesso sviluppo, negli anni a seguire, del Ph. pubescens impiantato nel 2016. Grossolanamente sarebbe come mettere a confronto un bosco di noci ed uno di pioppi.

Secondo un report di INBAR del 2017 l’ Europa è la più grande importatrice di bambù e rattan al mondo con una percentuale del 37% ed un valore di 578 milioni di $.

Ma è anche la seconda maggiore esportatrice di prodotti finiti in bambù , per 137 milioni di $.

schema tratto dal webinar
” industrializzazione del bambù ” in Cina ” 2021

Radiografia alle piante

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Il termine è improprio ma dà un’idea grossolana di quanto sia possibile fare di innovativo per il monitoraggio agronomico delle nostre coltivazioni ovvero una radiografia alle piante .

Stiamo parlando dei rilevamenti fatti con fotocamere multispettrali sorvolando con droni particolari o con i satelliti, alle coltivazioni cerealicole, orticole, frutticole e vigneti.

Da queste immagini elaborati da sofisticati software, si ottiene ,fra gli altri, l’ indice di vigore ( NDVI ), ovvero lo stato di salute della pianta e tanto altro ancora.

precision faming e Radiografia alle piante coi satelliti per un'agricoltura 4.0
agricoltura 4.0

Definizione mappa di vigore ed utilizzo pratico dei dati da parte dell’agricoltore

mappa di vigore o stato di salute delle piante

Il sistema è altamente attendibile dato che nasce, come internet, per esigenze militari: monitorare tramite satelliti l’ estensione e le rese dei raccolti di determinate coltivazioni in altri paesi.

Questi dati , per esempio, possono influenzare l‘andamento dei futures sulla Borsa dei Cereali di Chicago con guadagni milionari.

L‘utilizzo delle mappe di vigore si sta rapidamente diffondendo presso gli agricoltori più attenti a sfruttare per fini agro-economici , le nuove metodologie che si affacciano sul mercato con un rapporto costi/benefici molto interessante .

Parliamo di 700-900 € per un rilievo con droni e report dei dati su una superficie fino a 5 ettari , molto meno con un abbonamento annuale a rilievi con i satelliti.

Diseguito alcuni casi pratici:

Con migliaia di foto aeree, algoritmi dedicati e I.A. abbiamo coadiuvato con le ns. indagini numerosi viticoltori fra cui :

  • – RUFFINO: zonazione del vigore e stress idrico dei vigneti;
  • – AZ. COLI: zonazione dei vigneti per concimazione post-vendemmia;
  • – FRESCOBALDI : mappatura del vigore per vendemmia selettiva;- studi su correlazione su indici di vigore e maturazione delle uve.

Stevia la grande CECITA’

La grande CECITA’ è quella dimostrata dalle Organizzazioni nazionali in primis Confagricoltura e Coldiretti nei confronti della stevia..ma veniamo ai fatti.

I campi sperimentali avviati quest’anno, nel Centro Sud Italia hanno dimostrato, se mai ce ne fosse stato bisogno,  che la stevia si può coltivare anche da Noi come da anni avviene nel Sud della Spagna ed in Grecia e con risultati lusinghieri.

Come mai allora in un’epoca in cui si scambiano terabyte di informazioni al secondo, organizzazioni quali Coldiretti e Confagricoltura, che dovrebbero svolgere un’ azione divulgativa sulle colture innovative e veramente redditizie, sono latitanti, attendono forse il benestare delle lobby degli zuccheri o sono affette da una “grande cecità” per la stevia?

Quelle lobby hanno bloccato per anni la commercializzazione della stevia, dolcificante naturale a zero calorie, nel mercato europeo, sino al dicembre 2011. In altri paesi questo dolcificante è in uso da anni, negli USA ( dal 2008 ) e Giappone ( dal 1971 ),  ed ora la stevia dolcificante compare con un nome che evoca uno di quegli equivoci coloranti che poco hanno di naturale, E 960 !

Eppure dal 26 giugno del 2008 al 69° Congresso congiunto FAO/WHO Expert Committee on Food Additives (JECFA ) i glucosidi steviolici erano stati riconosciuti a tutti gli effetti utilizzabili come additivi alimentari .

Come mai non è stato ancora autorizzata la dicitura stevia biologica= organic stevia, coltivata in UE, per usi nell’ industria alimentare ma le stesse industrie ne possono importare tonnellate dall’ estero ?

Tanti fatti NON mi tornano: risultato ??? il piano agro-industriale della stevia “made in Italy” langue anche in attesa di pronunciazioni da parte delle Organizzazioni preposte allo sviluppo agricolo che tardano a venire !!!

Da notare che la coltivazione dell “erba dolce” è paragonabile per semplicità e rusticità ad una foraggera, la redditività altamente superiore ed il ritiro garantito.

Unica criticità è l’ essiccazione del raccolto sfalciato da farsi con mezzi idonei, tipo quelli in uso per origano o tabacco ed allora perchèquesta grande CECITA’ per la stevia ?

 STEVIA SI’ GRAZIE !!!

DOPPIO OK no alla La grande CECITA'

Dott. Massimo Somaschini  presidente Gruppo Ital Stevia

p.s. chi concorda con questa analisi è invitato a condividere

STEVIA No alle imitazioni

Forti dell’ interesse riscontrato dalle coltivazioni di stevia, stanno muovendosi diverse persone in Sicilia, a Noi estranee, che promuovono la coltivazione della stevia garantendo il ritiro del raccolto:  NO alle imitazioni !

Ital Stevia è l’unica che ha l’esclusiva per l’ Italia di Stevia Natura France . Questa società possiede l’unico impianto di estrazione in Europa di stevia .

Aal di fuori delle nostra filiera è impossibile avere garanzie di ritiro di foglie secche di stevia per uso industriale , pertano: STEVIA: No alle imitazioni !

Global Agriconsulting capofila di Ital Stevia, fornisce piante ibride agli agricoltori, assistenza agronomica e si impegna a ritirare le foglie essiccate di stevia .

Si stanno chiudendo le prenotazioni per la campagna 2019, chi fosse interessato ad iniziare la coltivazione di stevia( min. un ettaro) può contattare, con urgenza, il 3701323488

 Presidente di Ital Stevia dott. Massimo Somaschini ed il presidente di Stevia Natura France :diffidate delle imitazioni
( nella foto il Presidente di Ital Stevia dott. Massimo Somaschini ed il presidente di Stevia Natura France)

Stevia e le malattie

La Stevia e le malattie che possono affligerla sono una delle preoccupazioni degli agricoltori che si approcciano per la prima volta a questa acoltura.

In occasione della conferenza sulla stevia dell’ 7 c.m. a Cabras OR abbiamo intervistato il Presidente del Consorzio del Sinis Enrico Lepori che per primo , con la mia supervisione, ha coltivato la stevia in Sardegna.

Da lui abbiamo avuto conferma che raramente la stevia viene attaccata da insetti o altri fito-patogeni, così come , ci ha raccontato, che ha resistito indenne a quattro bombe d’ acqua che nel mese d’ agosto si sono abbattute nella provincia di Oristano causando gravi danni ad altre colture.

Quindi sulla base dei dati anche di altre coltivazioni in altre parti d’Italia possiamo dire che raramente la Stevia e le malattie sia un binomio temibile.

Vedi video intervista

SINIS CONFERENZA in cui si è parlato anche di Stevia e le malattie che potrebbe avere
Conferenza a Cabras Sardegna

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